“I due” Hugo Von Hofmannsthal

Lei portava la coppa in mano
pari al suo orlo aveva il mento e la bocca.
Aveva un passo così leggero e sicuro,
che dalla coppa non cadeva una stilla.
Non meno leggera e salda era la mano di lui:
un giovane cavallo egli montava.
e con gesto noncurante
a una tremante immobilità lo sforzava.
Eppure quando dalla mano di lei
la lieve coppa egli dove prendere
per entrambi fu troppo pesante;
perché entrambi tremavano tanto
che le mani non si trovarono.
e scuro vino corse sul suolo.

Hugo Von Hofmannsthal (1874-1929)

Restituisco il nettare che bevvi dalla coppa,
il vino ha bagnato i petali
le sete del palazzo
sono ornate di aromi dolci.
Restituisco i tempi dalla coppa,
miele è ogni verso
porta il nome dei tuoi occhi.
Questo sangue riflette il nostro specchio
ricamo l’orlo del tuo abito di festa
sei splendente come un re.
Da lontano sorprenderò i tuoi passi
per rendere luminosi i sorrisi.

Sabatina Napolitano

Scriviamo all’alba una poesia per il mondo

Scriviamo all’alba una poesia per il mondo,
racconto le notti trascorse insieme
nascondo gli abbracci e i baci.
Scriviamo la nostra arte nuova per il mondo,
ho preso un caffè al museo orientale dei tuoi occhi.
Mi sono poggiata alle colonne di Hopper
respiro gli odori della città
penso alla curva del tuo collo.
Stanotte mi hai rifatto
la tua Danae di Klimt,
ho pensato a delle tele
e tu le hai disegnate nella mia mano.
Quando disegno capisci che vivo
la vita come note d’oro
nascenti dal nostro amore,
sono elisir da un flauto,
incantatore di serpenti.
Ti guardo dallo specchio,
ti sei fatto Floriano Ippoliti per disegnarmi.
E dici sempre sei la piena luna
muoio ogni notte nei tuoi seni,
mi muove il tuo desiderio
dimentico tutto di me nel tuo cuore,
al mattino non ricordo mai chi sono.
Dimentico la mia essenza
nel tuo cuore.
Metto a riposare i tormenti
di mille tempi
nel tuo grembo
sui tuoi fianchi,
dune dei miei deserti.
Voglio baciarti luna
ma tu sii piena solo per me!
L’arte è quello che mi veste,
lenzuola di seta fini
il mio corpo nudo che si aggira
nella tua mente,
come le mille donne di Guttuso
tieni il pennello
nelle mani come un arco,
dopo che mi ami
fuggi sempre via
mi lasci incompresa.
Schiele dipinge i miei addii
sembra che tu gli abbia sussurrato
che non sarò mai libera
senza di te.
Desidero dipingere una libertà classica,
saporare il dolore
con l’unguento dell’ardore,
ti bacio
olio su tela
carta su carta.
Ti bacio in uno spazio chiuso
destinato, ordinato, sezionato
per la tua essenza.
Ardo per te, nudo di donna
ma non posso che amarti
dalla tua tela.

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Raccontano il tuo amore gli oleandri

Racconto il tuo amore,
i tentativi di salvarmi
gesti inventati e sogni.
Racconto i tuoi sogni
li offro come un dono
per te e quello che sei.
Vedo il tuo amore
lontano o dentro di me,
ti racconto
cercando di fare come vuoi.
Il tuo amore non è mio,
è un vezzo,
un velo tra gli oleandri.
Gli oleandri dicono
che abbiamo creato e scoperto
ciò che prima non esisteva.
Un amore che i poeti immaginano
e i re vogliono conoscere
dagli indovini e dai profeti.
Il tuo dono non è mio,
lo restituisco a te
con i tuoi sogni d’uomo.
So che il tuo bacio
è la ricompensa del mio amore.
Ma sempre la mia brocca
si versa su di te,
se questo amore è non un umano
avviene come un dialogo
continuo nell’anima,
ti sono vicina.
Gli uomini non capiranno,
ogni cosa accade sotto gli occhi
curiosi di chi non può capirci,
la tua anima potrebbe essere in contrasto con i tuoi sensi.
Se mi ami
restituisco il tuo amore,
lo racconto.
Il tuo bacio non è mio,
la mia pena per te
è sole e luce.
Leggo libri d’amore e poesie,
storie di chi
ha tentato il delirio più alto
per vincere i rapporti
semplici tra gli uomini.
Racconto i tuoi amori
i tuoi segreti, i bisogni.
Conosco ciò che vuoi
e lo fluisco.
Sono un essere gentile
dai miei fiori
ti voglio bene
col mio libro.

Ho incontrato un sogno negli occhi scuri di un uomo

Ho incontrato un sogno
negli occhi scuri di un uomo,
era bello come il mare,
era onesto come il comandante
di un’ armata
diretta alla lotta dei secoli.
Ho incontrato lo sguardo
profondo di un uomo
era intenso come il vino,
deciso è venuto verso di me,
mi ha preso per mano.
Abbiamo ballato tutta la notte
gli ho raccontato
mille favole con le poesie.
Al tramonto
mi ha carezzata i seni,
ci siamo baciati.
Nel bacio sentivo in lontananza
mille sirene d’amore cantare,
un canto dimenticato nei secoli,
il vento frusciava
nei miei capelli d’oro.
Ho incontrato i miei sogni
nei baci di un uomo,
parlavamo traverso gli occhi
ed era brillante
come la luna d’estate calante
sulle onde d’argento
che mi bagnavano il ventre.
Abbiamo ballato tutta la notte
nudi e scalzi sulla sabbia
fredda e madida di pioggia.
Ha conosciuto le mille stelle
lasciate sul cuscino,
poi sdraiati ha contato
dal firmamento
le stesse stelle
con cui ha tessuto
per me un manto.
Ho toccato i miei sogni
nel dorso di un uomo,
tutto il mondo con me ballava
con gli angeli, le onde e i venti
il cuore delle cose
insieme al mio cuore vibrava.
Era un uomo semplice
dallo sguardo profondo
come gli abissi.
Ho baciato il suo ombelico
e di lì veniva una voce
che mi diceva:
“sei il mio rubino, signora
sei tenera come gli abissi,
sei fresca delle rugiade.
Negli occhi leggo il mio bacio,
non ti voglio lasciare.
Prendimi per mano,
portami nelle tue storie,
stai calma sulle mie labbra,
muori nei tuoi riposi.
Stanotte t’ho trovata
nei miei occhi,
ti tengo stretta
lascio che tu balli con me.
Nei tuoi occhi
racconto stanotte i miei desideri
indico i versi dei miei canti
sono la custodia
del tuo corpo,
ho trovato la tua pelle
ai piedi del colle
alla fine del viaggio.
Ti amo come rubino
che protegge il sogno
che in me riposa”.
Ha baciato di nascosto
i miei seni,
bagnando i capelli
d’acqua di mare,
il cuore gli diceva:
“cavaliere della notte
le stelle del mistero
pongo nei baci al tuo cuore.
Ballo e sono più profonda,
fiore della passione
mi dono stanotte,
canto il tuo ardore d’uomo.
Sei dolcissimo e in te
è il mio rispetto di donna,
ti ho spiato dietro le foglie
dal tempo lontano
ti ho riconosciuto.
Riconducimi al tuo cuore
con mille baci,
la saliva è il nome mio
sul tuo collo,
spingo le tue spalle
a rientrare le ali
tua è la mia passione
sei il cavaliere
dei miei abissi.
Sei il comandante
della mia armata.
Abito in te la pace
ogni passo del ballo
è la ragione del sentimento.
Proteggo il tuo cuore
come proteggi i miei fianchi,
sfioro le tue gambe
come respiri e sussurri
nei miei capelli.
Racconta il tuo torpore
mio faro delle tempeste,
tesso una trama
con le tue vele.
I tuoi abbracci
sono colli al sole che tramonta,
siamo penombra,
vedo il sogno negli occhi di un uomo.”

Sei venuto nella notte

Sei venuto la notte
soffiandomi carezze sul viso,
ho sentito le parole della tua libertà
ho conservato chiuso il cuore
fino al mattino dopo.
Sei venuto nella notte
con un regalo sublime,
mentre cercavo il tuo nome
l’ho letto libero da me,
scritto con una voce calda
soffiata dentro l’anima.
Ci incontriamo la notte,
hai come un’anima sacerdotale,
mi hai ispirato la calma
con la tenerezza del nido.
Sei venuto delle notti
con le tue passioni,
portando con te
tutto quello che sei,
ogni cosa che puoi essere
attraversandomi il pensiero.
Sei venuto come un amante
presentando il tuo desiderio perfetto
con la tua sete d’oro.
Quando sei come un uomo
mi muovi a pensarti
fatto di carne,
creato per amare un altro corpo.
Posso immaginare il tuo volto,
persino toccare le tue dita
posso pensare alla mia poesia
fatta per te, posso raccogliere
i miei gioielli
per offrirli in dono
quando torni per me.
Non scrivo le notti che ci incontriamo
ma l’anima conserva un suo tempo
una sua memoria,
in questo luogo di mistero
nella dimensione dove siamo sospesi
e restiamo ancorati al divino.
Sei venuto come un arciere
con la tua freccia volta all’essenza,
spingendomi agli alti idoli
oltre la dura lotta del creato.
E insieme abbiamo attraversato
mille terre
da non riuscire a distinguere
gli orizzonti,
abbiamo sorvolato
mari in tempesta
goduto delle maree
dalla vista dei cieli.
Abbiamo amato la natura,
ci siamo fatti natura,
ogni notte veniamo a dirci
chi siamo,
come se fossimo scissi da noi
come se fossimo solo purezza.
La notte le mie stelle
sono per te
rose di fuoco,
le lacrime che mi bagnano gli occhi
sono acqua di mare
alla rive di Ein Gedi.
Ho chiuso negli occhi
il diario delle notti
per nascondere il tuo nome
dentro il tempo.

30/08/2014

 

Critiche: “Tango per cigni neri”, 2013

Francesca Massa Ph

C’è un tempo, ricco di fermenti, che coincide con l’acquisizione del corpo mentale, quando sembra di poter non solo abbracciare lo scibile umano, ma di andare oltre. E’ l’euforia di tutte le potenzialità umane a convergere in un flusso energetico, che investe ogni atomo da ognuno dei quali potrebbe scaturire un altro mondo. E’ “Un tango per cigni neri” ad evocare una fede nell’incredibile, nell’ignoto, nell’imponderabile, rappresentato dalla figura maestosa del Cristo, al Quale dedica la sua opera, e dall’ effervescenza  della creazione da Lui riscattata, nel tripudio di un piano di salvezza universale. La nostra giovane Poetessa è investita dalla sacralità di ogni espressione di questa vita, potenziata dal divino e di ogni goccia ne fa un mare, di ogni foglia una foresta, di ogni raggio un sole e di ogni carezza un amore eterno e appassionato. C’è un sacro furore nei suoi versi, un fermento ineguagliabile, per cui valica luoghi comuni che non le appartengono più, esaltata dalla sua arte per cui prende ad evocare armonie nuove, a cantare l’essenza dell’esistenza non mortificata, ma libera dai lacci di norme desuete e prorompente di vitalità nuova . Se è vero che ognuno di noi viene al mondo per rinnovarlo, Sabatina Napolitano sta facendo la sua parte con l’Arte della scrittura. La Natura, che sembra rassegnata ad un ruolo sempre uguale è tale solo per chi non colga gli intimi palpiti della sua gestazione inarrestabile, in  silenzioso divenire. Tocca alla  Poetessa scoprirne gli echi, rivelarne i misteri, marcarli nello  stupore, elemosinare parole alla  sublimità del pensiero e poi confonderli, come si fa in una danza per originare altre coreografie del sentire umano. E’ così che una ridda di immagini si sovrappongono, si slacciano, si allontanano, si perdono e poi ritornano dove l’amore urge con le sue travolgenti istanze e prende a prestito “deliri d’acqua” che scivolano sotto le roventi arcate di un cielo nero. Ma la dualità dell’interpretazione corre su  binari che non possono incontrarsi, ma cercarsi continuamente e continuamente perdersi l’uno nell’altro senza sponde, ognuno in libero volo: due anime che non possono dissolversi l’una nell’altra, per sempre separate da Chi ne esige il possesso totale. Nessuno sarà mai di nessun altro, questo il tormento di ogni unione terrena: cercare nel connubio con l’amato quella indissolubilità che spetta solo all’anima col suo Spirito immortale. Quanti darebbero questa primogenitura per un ardente amore terreno, quanti volerebbero nell’abisso senza ritorno, ma “Dio,  di tutte  le cose create, ha riservato per Sé solo il cuore dell’ uomo” e nessuno potrà essere d’altri che parzialmente e per un tempo prescritto, durante il quale lo scopo del suo procedere non lo porti sulla via del Ritorno. E’ in questo avanzare e retrocedere che l’amore terreno conosce la sua forza e la sua fragilità, che la penna della Poetessa sa cantare così magnificamente,  creando composizioni di rara bellezza. Solo l’amore con la sua forza creatrice può suggerire  un contrasto di sensazioni, che variano  dall’estasi dell’abbandono, all’interrogativo che scardina una certezza conseguita. Il suo giovane cuore pulsa come un sole radiante allo zenit, ma le sue doti di conoscenza ed intelligenza devono fare i conti con l’irrazionalità di un sentimento, che rende folli anche  i più saggi tra gli uomini. L’amore dà le ali e concede di scorgere del mondo e di sé visioni celate, e  voli d’aquila su vette irraggiungibili e profondità abissali divengono, per magia, accessibili. La Natura tutta si onora di offrire alla Poetessa i suoi doni, perché da essi tragga le forze alleate  con la Poesia, dall’inizio del mondo. che nel loro divenire accolsero lo stupore di Dio. Per questo i suoi versi scivolano sull’acqua come cigni, si alzano inverecondi verso mete proibite e calano repentini a cogliere una goccia di rugiada sul petalo di una rosa, ebbra di quell’attimo di eternità. Come ogni cosa dipana il suo mistero, lei svolge il suo “ Io sono” tra i versi di una danza ininterrotta, come falena al lume di candela e s’immola nell’Amore  che può dare e ricevere, in un estremo vortice di passione. Non è forse l’Amore in tutte le sue forme a portare avanti il mondo? E non è forse ognuno di noi depositario delle sue gemme più preziose e dell’incanto più profondo? Memoria d’Altro Amore, celato nel fondo del cuore, ognuno insegue, senza potersene mai colmare, perché la sua via è attraverso tutte le cose che testimoniano la loro origine, per infusione d’Amore divino. Ad altra felicità rimandano le gioie quotidiane, allenano lo sguardo, le bellezze periture, alla Bellezza eterna, che profonde ogni sorta di bene, senza posa, che suggerisce una completezza di sensi sconosciuti da addomesticare. Grazie, mirabile Poetessa, il tuo furore per la vita è tensione costante a quella vera che non finisce mai , ma tu continua a regalarci i tuoi versi, a stillare gocce cristalline sul nostro sofferto sentiero, perché abbiamo bisogno di fermarci a sognare con la tua Poesia.

     Angela  Furcas

Leit motiv della silloge di Sabatina Napolitano “Tango per cigni neri” è l’amore, che le permette di raggiungere le vette più alte, per poi ricadere, delusa nei momenti di inquietudine. Compito della scrittura poetica è diradare il velo che avvolge l’intimità. La sua è ricerca del punto più estremo del sentimento: un amore dinamico che lasci un segno indelebile, anche nella sofferenza; carne nella carne, croce e delizia. Un percorso salvifico, pregnante, di Fede immensa, dove il ricordo, adagiato su ali di farfalla, lascia spazio ai sogni, fa rialzare dalle cadute e l’immensa forza di volontà fa superare le crisi esistenziali insite nell’essere umano. La poesia dell’autrice è colta, passionale, intensa, struggente, ma straordinariamente bella, musicale e assonante. Molto spesso il dolore è in antitesi all’amore, ma proprio per questo, fa vibrare le corde del cuore. Un viaggio dell’anima che riflette l’essenza e la sintesi agro-dolce della vita; una capacità emozionale intensa che ammalia chi legge, fra metafore ed esperienze vissute, che scandiscono il ritmo ed esaltano il fascino di queste meravigliose liriche. Versi che tagliano come rasoi e sferzano come vento impetuoso, orli di luce che ricamano la profondità dell’animo e servono a mitigare le ansie, nei tumulti sprigionati da uno spasmodico e umano desiderio di felicità. Lo sguardo è duro e rigoroso perché conosce i morsi dell’inquietudine. Questa silloge registra la sospensione, il cerchio non chiuso, il vuoto non riempito. Sognare di amare, affermazione del diritto alla completa espressione di se, che la poesia, fedele compagna, consente di raccogliere come perle preziose nella conchiglia segreta del cuore.

Luciana Esposito